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Un professore di storia, geografia ed educazione morale e civica di una scuola media (collège) francese, Samuel Paty, sposato e padre di un figlio, è stato decapitato venerdì 16 ottobre a poca distanza dal suo istituto in una piccola località vicina a Parigi, Conflans-Saint Honorine. Nei giorni precedenti, era stato oggetto di critiche, anche usando i social media che tanto contribuiscono a diffondere l’odio, perché aveva fatto vedere in classe di educazione morale e civica le vignette del profeta Muhammad pubblicate anni fa dal settimanale satirico francese Charlie Hebdo, la cui redazione parigina fu oggetto di uno spaventoso attacco omicida il 7 gennaio 2015 che sconvolse la Francia intera, e (forse) anche l’Europa, nella stagione dei terribili attacchi terroristici di matrice islamica. Egli parlava con i suoi allievi di libertà di espressione in un paese democratico dove vige lo stato di diritto, proprio mentre iniziava il processo per quel delitto: così aveva fatto vedere in classe alcune delle vignette satiriche che, come ricordiamo tutti, avevano sollevato a suo tempo proteste in molti paesi. “Al Qaeda nella penisola arabica, che ha messo cappello sulla prima strage a Charlie Hebdo, ha rinnovato gli appelli agli attacchi”, scrive Guido Olimpio sul Corriere della sera del 16.10.20. L’inchiesta è in corso con alcuni arresti.

Manifestazioni di migliaia di persone sono oggi in corso a Parigi, a Lione, a Nantes. Samuel Paty è un eroe non solo della Francia, ma dell’Europa. Caro lettore, ne riconoscerai forse l’itinerario vitale: ha studiato alla seconda università di Lione e nei primi anni Novanta ha seguito il corso di specializzazione per l’insegnamento (che si faceva presso scuole dette IUFM), è diventato insegnante e ha formato una famiglia. Aveva 47 anni, e ce lo raccontano i suoi allievi adolescenti nelle testimonianze raccolte dal giornale Libération: faceva scherzi tipici dell’ambiente così particolare delle medie, jeans ma sempre con camicia, con lui chiacchieravamo un po’ ma non troppo, persino quelli che non amano la scuola con lui stavano attenti; infine, uno dei più bei complimenti per un insegnante, commentano i giornalisti: “ti faceva venire voglia di apprendere”. Un eroe così vicino a noi.

Nei prossimi giorni sapremo di più sull’identità dell’aggressore, sull’inchiesta, su quel che è avvenuto nei giorni precedenti. Queste righe sono solo per rendere omaggio a un insegnante che rappresenta ciò in cui crediamo. Una scuola per tutti, che apra gli orizzonti grazie alla bellezza e al sapere, che insegni a convivere, che sia la base dell’uguaglianza, perché controbilanci la differenza delle opportunità del mondo reale, che mostri con l’esempio cosa è la libertà, nel bilanciamento dei diritti e dei doveri. In quello spazio sacro di una scuola laica che è un’aula, nell’intimità fra la classe e il suo prof, il docente riporta l’attualità alle volte confusa e assordante spiegandola agli occhi curiosi degli allievi, offrendo elementi storici, politici, geografici e culturali, permettendo ai ragazzi di provare a capire da sé, ad articolare un proprio punto di vista, a dibattere con altri. Samuel Paty era un professore francese, di un paese che ha prima concepito il sistema di istruzione pubblica (durante la Rivoluzione francese) e poi, alla fine dell’Ottocento, ha anche elaborato l’idea della laicità della scuola. Questa visione oggi appartiene a tutti gli europei ed è di portata universale, eppure non è scontata, ma frutto dello sforzo e della visione del futuro di molti. Ed è necessario difenderla giorno per giorno, contro l’intolleranza, anche sostenendo la dignità e la libertà degli insegnanti.

Samuel Paty, credeva in queste idee poiché si impegnava giorno per giorno nel suo posto, in una scuola fra tante, in una località fra tante. Un eroe così vicino a noi.