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Sabato 14 gennaio 2017 – presso il dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università Roma Tre – oltre 200 docenti hanno partecipato alla giornata di studio Matematica nel sostegno, organizzata dal Laboratorio di Matematica per la formazione primaria – coordinato dalla Prof.ssa Ana Millán Gasca – in collaborazione con Tokalon Matematica.

La matematica è un’imposizione o una meta irraggiungibile? ci si chiede nell’abstract di presentazione dell’evento. Effettivamente il binomio matematica-disabilità sembra un ossimoro: viene da pensare che una proposta del genere nel sostegno sia un tentativo ironico, che si risolve nell’imporre una serie di procedure o nel contemplare una meta irraggiungibile. Come si può infatti introdurre alunni con diversi gradi di compromissioni intellettive alla matematica, che è rete di concetti e prodotto del pensiero dell’uomo nel suo interrogarsi sul mondo? In altre parole, è veramente possibile fare matematica nel sostegno?
Tutti gli interventi – due relazioni su ricerche sviluppate in Italia e in Spagna ed una serie di contributi brevi su esperienze in classe nelle aule italiane – hanno provato a rispondere in modo affermativo alla  domanda, presentando piste di lavoro e aprendo scenari di riflessione.

Elisabetta Monari Martinez, docente all’Università di Padova, è al lavoro da un ventennio su progetti educativi destinati a ragazzi con autismo e sindrome di Down e ha riportato i risultati di studi in quest’ambito, nei quali ha mostrato vari livelli di acquisizione dei concetti matematici – dal conteggio, la sequenza numerica, le operazioni nell’aritmetica elementare, alle equazioni algebriche e alla geometria analitica. Vedendo la tendenza diffusa a limitare l’insegnamento della matematica ad abilità come l’uso del denaro o la lettura dell’orologio – per promuovere l’automia dei disabili, si è domandata: Are we sure they cannot learn more?, come riporta nello studio Learning mathematics at school… and later on. I risultati delle sue ricerche hanno mostrato non solo che questi alunni possono imparare di più, ma anche che tale di più accresce le loro abilità gestionali, contribuendo a migliorare la loro vita quotidiana.

Anche gli studi di Elena Gil Clemente, recentemente discussi in una tesi di dottorato all’Università di Saragozza, si sono concentrati su alunni con sindrome di Down, o meglio con trisomia 21 (si legga André Zimpel). Per condurre le ricerche ha utilizzato i lavori di Édouard Séguin sull’educazione dei bambini disabili, in cui un ruolo importante era rivestito dall’intuizione geometrica: in contrapposizione alla mera alfabetizzazione numerica, essa permette di avvicinare agli aspetti teorici della matematica, all’idea di precisione, di verità e di trasformazione, evitando gli automatismi, come ricordato dalla Prof.ssa Ana Millán Gasca in Numeri e forme. Didattica della matematica per bambini (Zanichelli, 2016). Attività diverse hanno permesso agli allievi di affrontare concetti quali gli enti primitivi (punto, retta e piano), la linea e l’idea del continuo, l’angolo, il cerchio, i poligoni, contribuendo allo sviluppo del pensiero astratto. Ciò è stato possibile curando anche la capacità di immedesimazione, la relazione con gli adulti di riferimento e il lavoro con i compagni.
I bambini con trisomia 21 – ha concluso Gil Clemente – possono apprendere matematica e fin da molto piccoli se:

  • progettiamo attività per il loro valore formativo (quello utilitaristico ne sarà conseguenza);
  • poggiamo sull’intuizione geometrica infantile;
  • abbiamo chiari i concetti primordiali (da cui partire);
  • tessiamo la rete di connessioni concettuali;
  • presentiamo compiti che abbiano “senso umano” (si veda Margaret Donaldson);
  • stabiliamo un rapporto di affetto e autorità con gli allievi.

Si sono poi susseguiti alcuni interventi di docenti di scuola primaria, che hanno presentato le loro esperienze di matematica nel sostegno: il punto di partenza comune non sono stati tanto i quadri diagnostici, quanto il desiderio di offrire il meglio, sfruttando la valenza formativa della matematica, mettendosi al posto degli allievi e sentendo con essi, per richiamare un passo del matematico italiano Federigo Enriques.

Durante questa giornata densa di testimonianze e di riflessioni è stato possibile riconoscere quanto la matematica svegli coloro che sono addormentati e li faccia progredire oltre le loro capacità naturali – come ci ricorda Platone – e costituisca pertanto uno strumento efficace nel formare alunni con disabilità.

Ci lasciamo con le parole della Prof.ssa Monari al termine della giornata:
Per i ragazzi con disabilità gli anni della scuola sono i più belli, quelli in cui possono crescere di più. 
Noi docenti non vogliamo venir meno a questa grande responsabilità: Buona Matematica a tutti e CON TUTTI!!!