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“In un’ombra Talete seppe osservare qualcosa d’invisibile ai più,

forse qualcosa che invisibile lo è realmente e che si può solo immaginare…”

Il 18 novembre per la rassegna Science Fiction – La Scienza a Teatro è andato in scena lo spettacolo: “L’ombra di Talete” di Enrico Ferraro. La sala era gremita e una parte del pubblico era composto da giovani studenti liceali molto interessati e motivati, a riprova del fatto che è possibile fare cultura scientifica anche di sabato mattina, fuori dalle aule scolastiche!

Lo spettacolo è iniziato con la domanda di Diana, una bambina cinque anni: “Cos’è il nulla?” e subito il pensiero dell’attore, (in realtà un professore di matematica con dottorato in bioinformatica) che confessa la sua difficoltà al pubblico: “come potevo spiegare il nulla a una bambina così piccola?”. Nel monologo, con grande leggerezza e autoironia, Ferraro ci riferisce la risposta che il padre diede alla bimba: “il nulla è quell’istante in cui stai per addormentarti, perdi coscienza ed entri nel sonno.” E così comincia un lungo viaggio intorno al concetto di nulla attraverso Parmenide (il nulla come qualcosa), l’insiemistica (l’insieme vuoto), i numeri (lo zero), fino al vuoto fisico da cui potrebbe essere nato tutto, come il Big Bang; ma il vuoto è anche instabile, può essere pieno di cose e pieno di eventi. Particolarmente interessante è tutta la parte dedicata a Talete: “Nel 585 a.e.v. (ante era vulgarem) la Luna si frappose tra il Sole e la Terra e in un attimo il giorno divenne notte: in quell’attimo la battaglia tra i guerrieri Lidi e i cavalieri Medi s’interruppe bruscamente e i due eserciti cessarono di combattere. Talete predisse agli Ioni l’arrivo di quell’ombra di Luna. Ed è sempre con un’ombra che egli sbalordì i sacerdoti egizi misurando l’inaccessibile altezza della piramide di Cheope. In quelle ombre Talete seppe osservare qualcosa d’invisibile ai più, forse qualcosa che è realmente invisibile e che si può solo immaginare.” Durante il racconto, per spiegare quale fu la grande scoperta di Talete, Ferraro mostra al pubblico le dimostrazioni geometriche basate sulle similitudini dei triangoli attraverso alcuni disegni e proiezioni di luce, rendendo così lo spettacolo una vera lezione di geometria a partire dalla storia: la storia di come Talete fu in grado di calcolare l’altezza di una piramide partendo proprio dall’ombra che questa proiettava sul terreno “L’ombra è come una coperta che nasconde un tesoro invisibile”.

Il racconto storico funziona e appassiona e le dimostrazioni geometriche colpiscono la mente restituendo la potenza di un ragionamento ineccepibile, tramandato da secoli che non finisce mai di stupire (e commuovere), come le opere d’arte che da sempre ammiriamo. Ecco, su quel palcoscenico ho pensato che la matematica dei Greci fosse davvero un’opera d’arte, in grado di restituire all’uomo, per secoli, il senso del vero e il senso del bello!

Il prossimo spettacolo “L’uomo che pesò la terra (Newton e Cavendish)” con Ottavia Leoni e Emanuele Di Giacomo è in programma sempre al Villino Corsini il 3 Dicembre alle ore 11.30. Uno spettacolo/lettura imperniato attorno alla Legge della Gravitazione Universale ed ai suoi effetti sullo sviluppo del pensiero scientifico successivo. Le tappe fondamentali che verranno esaminate sono il lavoro iniziale di Isaac Newton (1642-1727) e la determinazione del valore della costante di gravitazione universale “G” da parte di Henry Cavendish (1731-1810). Lo spettacolo cerca di rispondere a domande scientificamente rigorose come: “Che cos’è la legge di Gravitazione Universale? Come nasce? Che cos’era il Peso prima della scoperta della Gravità?” fino ad arrivare a quesiti più quotidiani e ironici come: “Perché una bomba esplode e un carciofo no? Se il Pendolo di Foucault in realtà è di Umberto Eco, allora di chi è la Bilancia di Cavendish? Perché gli scienziati fanno a gara a rubarsi le invenzioni?” per cercare di restituire il senso di un percorso alla scoperta delle menti di alcuni tra i più brillanti scienziati mai esistiti.

Con Ottavia Leoni e Emanuele Di Giacomo abbiamo già apprezzato e recensito lo spettacolo teatrale “Facciamo Numero” molto adatto anche per la scuola primaria: http://www.associazionetokalon.com/facciamo-numero-uno-spettacolo-matematico-bambini/ .

La Scienza a Teatro, un progetto che nasce dalla collaborazione tra scienziati, attori, professori e operatori culturali con l’obiettivo di rendere i temi scientifici accessibili a tutti, enfatizzandone gli aspetti più affascinanti e sottolineando le tante correlazioni con argomenti letterari, poetici o comici.

Dietro ogni storia di scienza e di scienziati ci sono vite incredibili, sogni, visioni inimmaginabili, successi e fallimenti che hanno avuto il potere di cambiare le nostre vite, grazie a scoperte rivoluzionarie. Tutto questo è Science Fiction, un ciclo di tre incontri (18 novembre, 3 e 17 dicembre alle ore 11.30) affiancati dalle incursioni de La Scienza Coatta, il gruppo di ricercatori scientifici, ormai fenomeno di cult sui Social, che attraverso lo slang romanesco riescono ad affrontare anche gli argomenti scientifici più ostici.

Science Fiction – La Scienza a Teatro è un progetto a cura di Malalingua/Effetto Joule, ideato e diretto da Valeriano Solfiti, Emiliano Valente, Maria Zamponi, Anna Maria Piccoli e Valerio Bucci.

Tutto questo è ospitato nella splendida cornice di Villa Pamphilj a Roma.   www.teatriincomune.roma.it/teatro-villa-pamphilj/)

Vi aspettiamo…noi ci saremo!

E come sempre… buona matematica a tutti noi, “scienziati” ed “amanti del buon teatro”!