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Abbiamo parlato tanto di alberi di Natale e di lavoretti natalizi (date un’occhiata al lavoro della nostra Emanuela Spagnoletti Zeuli), ma quest’anno vorrei ricordare a chi dobbiamo la festa del Natale: non so se Gesù si possa annoverare tra quelli che si definiscono “matematici”, probabilmente però anche a lui piaceva giocare con i numeri.

Nel Vangelo molto spesso sono riportati numeri che descrivono quantità precise di qualcosa:

6 sono le giare che Gesù fa riempire d’acqua alle nozze di Cana, per poi trasformarla in vino buono. Il 6 è un numero molto significativo, anzi perfetto perché pari alla somma dei suoi divisori: 1+2+3 = 6

2000 circa sono i porci che pascolavano nella regione di Gerasa, dove Gesù manda la legione di spiriti maligni che aveva preso possesso di un uomo

10 sono i lebbrosi che incontra e guarisce durante il tragitto verso Gerusalemme, mentre attraversava la Samaria

5 i mariti che ha avuto la donna Samaritana che gli dà da bere presso il pozzo di Giacobbe, a Sicar

40 sia i giorni che trascorre Gesù nel deserto sia quelli che trascorre dopo la resurrezione con i suoi discepoli. Il numero 40 si ottiene moltiplicando per 4 la somma dei primi 4 numeri naturali: 40=4\cdot(1+2+3+4)

50 i giorni tra la resurrezione di Gesù e la discesa dello Spirito Santo il giorno di Pentecoste. Il numero 50 si ottiene sommando tutti i divisori di 40: 1 + 2 + 4 + 5 + 8 +10 +20=50

153 i grossi pesci che riempiono la rete di Pietro, quando sulla parola di Gesù risorto butta le reti dalla parte destra della barca, sul mare di Tiberiade. Il 153 è un numero molto speciale, perché è la somma dei primi 17 numeri interi positivi, è un numero triangolare, è uguale alla somma dei fattoriali dei primi 5 numeri ed è anche uguale alla somma dei cubi delle proprie cifre (infatti: 153=1^3+5^3+3^3). Probabilmente in questo caso però 153 è frutto dell’operazione 21\cdot7+6=153, ma ne tralascio l’interpretazione un po’ elaborata.

Numeri particolari e ricorrenti nelle scritture sono anche:

  • Il numero 12

Non volendo fare una trattazione teologica (non ne sarei assolutamente in grado!), mi limito a dire che scegliere 12 apostoli deve essere stato abbastanza conveniente, poteva mandarli in giro (come pecore in mezzo ai lupi) a due a due, a tre a tre, a quattro a quattro, a sei a sei… Immaginando le dinamiche di simpatie/antipatie che inevitabilmente si generano all’interno dei gruppi, la scelta del numero complessivo per la successiva suddivisione in sottogruppi mi pare geniale (la stessa cosa vale per i 72 discepoli, dato che anche il 72 è divisibile per 2, per 3, per 4, per 6 e addirittura per 12).

  • Il numero 3

– Il 3, naturalmente, indica la trinità.
– 3 sono i giorni in cui Gesù, adolescente, resta nel tempio a discorrere con i dottori della legge mentre sua madre e suo padre si angosciavano a cercarlo, 3 sono le tentazioni del diavolo nel deserto, 3 le misure di farina che vengono impastate nella similitudine tra il regno di Dio e il lievito, 3 sono gli apostoli che Gesù si porta sempre dietro, Pietro, Giacomo e Giovanni, 3 sono le tende che proprio questi volevano fare sul monte della trasfigurazione.
– 3 sono i rinnegamenti di Pietro e 3 le volte in cui Gesù risorto gli chiede se gli vuole bene.
– Le tre del pomeriggio è l’ora della morte in croce, 3 sono i giorni tra la morte e la resurrezione.

Nella parabola dei talenti Gesù mostra poi di amare il raddoppio, in quella delle 10 vergini racconta che la metà delle donne è distratta o lo sarà alla fine dei tempi, con gravissime conseguenze.

Quando compie miracoli Gesù gioca ancora con i numeri, moltiplicando i 5 pani e 2 pesci in una quantità non nota di cibo, ma che basta a sfamare 5000 uomini e la divisione non è esatta, ma ottiene un resto di 12 ceste da portare via (anche se il miracolo più grande in quell’occasione, secondo me, è che prima di moltiplicare i pani e i pesci fa sedere quella folla affamata e stanca in precisi gruppi di 50).

Sempre in tema di moltiplicazioni, a coloro che hanno lasciato casa, fratelli, sorelle, madre, padre o figli per causa sua Gesù promette cento volte tanto, assieme a persecuzioni (come se ci augurasse di non essere mai tranquilli) già nella vita presente.

Quando racconta la parabola della pecorella smarrita, non dà prova di grande scaltrezza matematica, mostrando che un pastore buono lascerebbe le 99 pecore sopravvissute sui monti (o nel deserto) per andare a cercare la sola che si è persa… Eppure quando dice che anche tutti i capelli del nostro capo sono  contati non rivela forse una particolare dedizione al calcolo e al conteggio?

Sono anche abbastanza certa che Gesù  avesse un numero preferito – che poi è pure il mio preferito – e cioè il 7.

  • Il numero 7

– Innanzitutto per insegnare a Pietro e gli altri quante volte bisogna perdonare i fratelli non dice “sempre” ma “70 volte 7”, che poi è la stessa cosa di “sempre”.
– Anche nel Padre Nostro si nasconde questo numero: sono infatti 7 le cose che attraverso questa preghiera possiamo chiedere al Padre (che sia santificato il suo nome, che venga il suo regno, che sia fatta la sua volontà, che ci dia pane ogni giorno, che ci perdoni, che non ci lasci soli nella tentazione, che ci liberi dal male).
– Gesù si proclama Signore del settimo giorno, cioè del sabato, scegliendo proprio questo giorno per compiere un miracolo dopo l’altro
– Nella seconda moltiplicazione dei pani e dei pesci, parte da 7 pani e pochi pesciolini e fa portare via 7 ceste di cibo avanzato dopo aver sfamato la folla.
– 7 sono i demoni da cui libera Maria Maddalena
– 7 i fratelli che hanno sposato la stessa donna, uno dopo l’altro, nel racconto dei Sadducei che volevano cogliere Gesù in fallo sulla questione della resurrezione
– 7 le miglia che Gesù percorre con due discepoli da Gerusalemme a Emmaus, subito dopo essere risorto.

Infine, in questo Natale che si avvicina rapidissimo, poiché ai suoi occhi mille anni sono come il giorno di ieri che è passato, come un turno di veglia nella notte, auguro a tutti di imparare a contare i propri giorni per giungere alla sapienza del cuore.

Buon Natale a tutti!